
(Nota: tiqqun e' un collettivo francese, tipo il nostro Luther Blisset / Wu Ming, per intenderci, che in comune con tali esempi nostrani ha la boria, l'inconsistenza, il parlarsi addosso compiaciuti, ma anche delle belle intuizioni. "Elementi per una teoria della Jeune-Fille" e' l'unica loro opera che ho letto finora, palesemente ispirata a "Ferdydurke" di Witold Gombrowicz - libro che non mi ha entusiasmato, francamente - e dalla tanta paccottiglia ne ho estrapolato cio' che mi sembrava piu' adatto per la presente Guida.)
Tiqqun
Elementi per una teoria della Jeune-Fille
Bollati Boringhieri, 2003
pagg 160 Euro 9,50
Traduzione a cura di Tiqqun
Sotto le smorfie ipnotiche della pacificazione ufficiale si combatte una guerra. Una guerra di cui non si puo' dire che sia di ordine puramente economico, ne' sociale o umanitario, talmente e' totale. Mentre ciascuno intuisce che la propria esistenza tende a diventare il campo di una battaglia in cui nevrosi, fobie, somatizzazioni, depressioni e angosce suonano come altrettante ritirate, nessuno riesce a coglierne ne' il corso ne' la posta in gioco. Paradossalmente, e' proprio il carattere totale di questa guerra, totale nei mezzi non meno che nei fini, che, per cominciare, le consente di rendersi invisibile.
Lo schifo non è tanto che la Jeune-Fille sia fondamentalmente una puttana, ma che rifiuti di riconoscersi come tale.
La Jeune-Fille assomiglia alla sua foto.
Alla Jeune-Fille piace parlare con emozione della sua infanzia, per suggerire che non l'ha superata, che in fondo e' rimasta ingenua. Come tutte le puttane sogna il candore. Ma a differenza di queste ultime, esige che le si creda e che le si creda sinceramente.
La Jeune-Fille e' vecchia gia' per il fatto di sapersi giovane. Quindi per lei si tratta sempre soltanto di approfittare di questa sospensiva, cioe' di commettere quegli eccessi ragionevoli, di vivere quelle "avventure" previste per la sua eta', e tutto cio' in vista del momento in cui dovra' mettere la testa a posto nel niente finale della vita adulta. In questo modo dunque la legge sociale contiene in se stessa, finche' la gioventu' non marcisca, le sue proprie violazioni, che del resto non sono altro che deroghe.
Quando la Jeune-Fille e' giunta al limite di eta' dell'infantilismo in cui diventa inevitabile porsi il problema dei fini per non trovarsi di colpo a corto di mezzi (il che in questa societa' puo' capitare assai tardi), si riproduce. La paternita' e la maternita' costituiscono un modo come un altro, e non meno vuoto di sostanza di tutti gli altri, di rimanere sotto l'impero della necessita'.
La Jeune-Fille riesce a vivere avendo come unica filosofia una decina di concetti inarticolati, che sono immediatamente delle categorie morali, cioe' la totalita' del suo vocabolario si riduce in definitiva alla coppia Bene/Male. Va da se' che, per sottoporre il mondo al suo sguardo, bisogna semplificarlo notevolmente, e per permetterle di viverci felice, bisogna fare molti martiri; a partire da lei stessa.
I sentimenti piu' meschini hanno ancora per la Jeune-Fille il prestigio della loro sincerita'.
La Jeune-Fille non e' mai semplicemente infelice, e' anche infelice di essere infelice.
La Jeune-Fille conosce tutto come privo di conseguenze, anche la sua sofferenza.
Non c'e' nulla che la Jeune-Fille non possa far entrare nell'orizzonte chiuso della sua quotidianita' ridicola, la poesia come l'etnologia, il marxismo come la metafisica.
La Jeune-Fille vuole essere desiderata senza amore o amata senza desiderio. In ogni caso la sua infelicita' e' salva.
La Jeune-Fille ha delle storie d'amore.
L'amore della Jeune-Fille non e' altro che un autismo in due.
Rispetto alla figura della Jeune-Fille le differenze di eta' e di genere sono insignificanti. Non c'e' eta' per essere colpiti da gioventudine, ne' sesso che impedisca di darsi un tocco di femminilitudine.
La Jeune-Fille conosce le perversioni standard.
L'affettivita' della Jeune-Fille non e' fatta d'altro che di segni, e a volte anzi di semplici segnali.
In amore piu' che altrove, la Jeune-Fille si comporta come un ragioniere che sospetta sempre di amare piu' di quanto sia amata, e di dare piu' di quanto riceva.
La Jeune-Fille non smette di vantarsi di avere "senso pratico".
Nella Jeune-Fille anche il piu' banale dei moralismi le da' un'aria da donna di strada.
Davanti a chiunque cerchi di farla pensare, la Jeune-Fille non tardera' mai a piccarsi di realismo.
La Jeune-Fille detesta l'imprevisto, soprattutto quando non e' programmato.
La Jeune-Fille e' cosi' psicologa... E' riuscita a rendersi banale quanto l'oggetto della psicologia.
"Io e i miei seni, il mio ombelico, il mio sedere, le mie gambe: il diario del mio corpo".
"L'istinto profondamente radicato nelle donne che le spinge a utilizzare i profumi e' la manifestazione di una legge della biologia. Il primo dovere di una donna e' essere attraente... Poco importa il vostro livello di intelligenza o d'indipendenza, se non riuscite a influenzare gli uomini che incontrate, consciamente o meno, non fate il vostro dovere fondamentale di donna..." (Reclame di un profumo, anni venti, Stati Uniti)
La Jeune-Fille concepisce la propria esistenza come un problema di gestione che aspetta da lei la soluzione.
Al contrario di cio' che accade nelle societa' tradizionali, che riconoscono l'esistenza delle cose abiette e le espongono in quanto tali, la Jeune-Fille nega la loro esistenza, e le dissimula.
La Jeune-Fille non ama, si ama mentre ama.
La Jeune-Fille non si spinge fino a esigere che le fugaci convenzioni cui si sottomette abbiano un senso.
La Jeune-Fille non si accontenta di credere che la sessualita' esiste, giura che l'ha incontrata. A nuovi dei, nuove superstizioni.
Non dimenticare mai che la Jeune-Fille che ti ama ti ha anche scelto.
Per la Jeune-Fille la seduzione non ha mai fine, cioe' la Jeune-Fille ha fine con la seduzione.
Ogni relazione con la Jeune-Fille consiste nell'essere scelti di nuovo ad ogni istante. Qui come nel lavoro si impone la stessa precarieta' contrattuale.
La Jeune-Fille si lascia veramente avvicinare soltanto da quei "migliori amici/amiche" in cui ogni latenza sessuale era stata preliminarmente spenta; e nessuno sara' tenuto da lei piu' definitivamente distante di colui che si sara' portato a letto.
Gli amori della Jeune-Fille sono un lavoro, e come tutti i lavori sono diventati precari.
La menzogna del porno consiste nel pretendere di rappresentare l'osceno, di far vedere il punto in cui svanisce ogni rappresentazione. In realta' qualunque pranzo di famiglia, qualunque riunione di managers e' piu' oscena di una sequenza di eiaculazione facciale.
L'amore e' impossibile nelle condizioni moderne di produzione. In seno al modo di rivelazione mercantile, il dono appare sia come una debolezza assurda, sia come qualcosa che prende posto in un flusso di altri scambi, in tal caso governato da un "calcolo di disinteresse". Dato che si suppone che l'uomo conosca bene solo i propri interessi, nella misura in cui questi non appaiono allo scoperto, solo la menzogna e la simulazione sono plausibili. Qui regna dunque un sospetto paranoico circa le intenzioni e le motivazioni reali dell'altro; il dono vi e' talmente sospetto che ormai bisognera' pagare per donare.
La Jeune-Fille non si cura tanto di possedere l'equivalente di cio' che vale sul mercato del desiderio, quanto di accertarsi del suo valore che vuole conoscere con certezza e precisione, attraverso quei mille segni che le restano da convertire in quel che chiamera' il suo "potenziale di seduzione", il suo mana.
"Ah, no... non la prima sera".
L'incalcolabile che la Jeune-Fille da', lo conta comunque.
Come l'oggetto che e' stato acquistato con una certa somma di denaro e' irrisorio rispetto alle virtualita' infinite che quella somma conteneva, cosi' l'oggetto sessuale effettivamente posseduto dalla Jeune-Fille non e' altro che una cristallizzazione deludente del suo "potenziale di seduzione", e il suo coito attuale non e' che una povera oggettivazione di tutti i coiti che ella potrebbe egualmente offrirsi.
La Jeune-Fille e' la merce piu' autoritaria del mondo della merce autoritaria, quella che nessuno puo' completamente possedere, ma che vi sorveglia e puo' a ogni istante esservi sottratta.
La Jeune-Fille, per conservare il suo "valore di scarsita'", deve vendersi a caro prezzo, il che significa che nella maggior parte dei casi dovra' rinunciare a vendersi.
"...perche' io valgo!"
Nei termini dell'economia classica, bisogna considerare che la Jeune-Fille e' un "bene di Giffen" o "bene giffeniano", cioe' un oggetto che, contrariamente a cio' che si produce "di solito", e' tanto piu' richiesto quanto piu' e' costoso. E' a questa categoria che appartengono le merci di lusso, tra cui la Jeune-Fille e' certamente la piu' volgare.
Quel che si monetizza, nel coito, e' la stima di se'.
La Jeune-Fille apprezza la sincerita', la bonta', la gentilezza, la semplicita', la franchezza, la modestia, e in generale tutte le virtu' che, considerate unilateralmente, sono sinonimi di servitu'.
La Jeune-Fille porta una maschera, e quando lo confessa, e' invariabilmente per suggerire che avrebbe un "vero volto" che non mostra, o non puo' mostrare.
La Jeune-Fille privatizza tutto cio' che apprende. Cosi', per lei, un filosofo non e' un filosofo ma un oggetto erotico stravagante; allo stesso modo, un rivoluzionario non e' un rivoluzionario ma un gioiello fantasia.
La frigidita' e' la verita' della ninfomania, l'impotenza quella del dongiovannismo, l'anoressia quella della bulimia.
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